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By Auteur inconnu

Schiere tumultuanti

Di molesti pensier', deh non turbate

Dell'alma mia la placida quiete.

Flutti d'Adria spumanti,

Tornate in calma, e d'agitar cessate

Quel, ch'a voi s'abbandona, amico Abete.

Perché mai tanta sete

Del suo naufraggio, or che ne' rischi estremi

Ei non cerca il favor di vele e remi?

Lottò colla tempesta

Lunga stagion non folle ardir, ma solo

La sua innocenza intrepida e sicura.

Per lui l'Àncora è questa,

Questa è per lui la Cinosura e il Polo,

E, fuor che questo Porto, altro non cura.

Duri pur la sventura,

Ma si dilegui il nembo e cessi il vento,

Ché di perire in calma egli è contento.

Tra voi, dilette sponde,

Ei posar brama anche sdrucito e infranto,

Né di più esporsi a navigar gli cale:

Bacieran le vostr'onde

Le sue lacere sarte, e avrà per vanto

Di risarcir nel grembo vostro il male.

Ei ben sa ch'il fatale

Travaglio opra sol fu degli Euri infidi,

Né dà nome di scogli a i vostri Lidi.

Lidi beati e cari,

Sovra voi galleggiò la mia fortuna

Per comun ben, quando ALESSANDRO nacque;

Poi benefici al pari,

Voi lattante portaste in nobil cuna

Il mio Figlio bambin sulle vostr'acque.

In voi veder mi piacque

Scolpiti gli Avi miei da Fabbro industre

Ed ornato me pur di Toga illustre.

Ma poi (lasso!) qual strano

Tessalo incanto intorbidò le pure

Vostr'acque, e annuvolommi il Ciel natio?

Mi respinse lontano

Eolo sdegnoso, e tra quell'ombre oscure

Più non trovai la mia Consorte, ond'io

Piansi e ricorsi a Dio,

Che pur salvommi, e dal mortal periglio

Mi ripose sul Tebro in braccio al Figlio.

Ditemi, Sponde amate,

Qual delitto commisi, e come e quando

Contra il vostro voler sciolsi la prora?

Nella mia verde etate

Mi vide il Serio in marzial comando,

Mi vide il Brembo e il Feltrio Colle ancora.

Tra voi la mia dimora

Oziosa non fu, quand'io sedea

O nel Senato o nel sedil d'Astrea.

Ah ch'il Ciel mi punisce

D'altre mie colpe, e non la Patria; il vostro

Impeto non è vostro, Onde innocenti.

Troppo fastoso ardisce

Vantare il Germe mio Camauro ed Ostro;

Troppo chiari ci fero i fausti eventi.

Dalle Moli eminenti

Si toglie all'altre il lume, e a quel, che giace,

Basso tetto vicin l'ombra non piace.

Insolito costume

È però che quaggiù duri per sempre

Furiosa tempesta o lieta calma.

Succede all'ombra il lume,

E dona il Ciel col variar di tempre

Or alle nevi ed ora a i fior' la palma;

Nell'organica salma

Seguir veggiam con vicendevol sorte

Vecchiezza e gioventù, natale e morte.

Sol per me par che duri

Senza mia colpa il vostro sdegno eterno,

E già ne' rischi incanutito ho il pelo.

Non v'è chi m'assicuri

Né men le tombe Avite, e non discerno

L'Avello, ove io deponga il mortal velo.

Tu che volasti al Cielo,

Mia dolce Sposa, ah m'intercedi adesso,

Ch'almeno in morte io ti riposi appresso.

Che più bramate, o fieri

Aquiloni, da me? che pretendete

Da Nave mezza infranta e quasi assorta?

Sull'ali de' pensieri

Alle private sue semplici mete

Lunge dal fasto il mio desir la porta:

Gli si appiani la corta

Strada, onde torni insull'amica sponda;

E perdono gli oltraggi al vento e all'onda.