22. Così affino ad amarvi.

By Auteur inconnu

Così af<f>ino ad amarvi

com'auro a la fornace,

c'af<f>ina pur ardendo.

Senza veder guardarvi,

donna, già non vi piace

lo mio affannar piangendo;

bagnandomi lo viso,

pianger mi torna riso

e d'ira mi discorda:

la dolz'agua m'ac<c>orda - pianger riderdo.

Molto mi riconforta

che credo ca vi doglia

che 'l geloso, à non guare,

io vidi far la scorta,

che del morir m'av<v>oglia.

Lasso! che deo fare?

C'Amor mi dona foco,

dolor mi reca in gioco

e sollazo, chè more

vivendo lo mi' core - in ben amare.

Amato son io forte

d'amor sanza podire.

Farà sua spotenza

chi poter à più forte ?

Lingua non por<r>la dire,

per mia penitenza:

" dolze amore, o amata ";

lasso! perch'ell'è data?

Mia speranza m'al<l>uma,

disiar mi consuma, - fisar m'agenza.

Umilmente, Lamento,

va e sali a castello,

ove son le belleze:

dille c'ò pensamento

potere essere augello

per veder suoe alteze;

andrò, sanza richiamo,

a lei che tegno e bramo,

com'astore a pernice:

caldo e fred<d>o mi dice - fare conteze.

Per aver gioia intera

del valor non temere:

ad onta del follagio,

del sol pigliarmi a spera,

per forza il vo' tenere,

non compia suo viagio,

c'af<f>ini nostro gioco.

Convoglia, amorta foco,

Amor pur ac<c>endendo;

non pianger, vien ridendo - e sia sagio.