22 [Di ser Ciano di Borgo a San Sepolcro]

By Auteur inconnu

Ne l' intellecto nuovo pensier formasi

per versar fuor da sé cosa laudabile

e di cantar come 'l monarca, stabile

conservi sé, in questo mondo mobile;

inde se volve e gira e poi conformasi

examinando via che sia tractabile,

che pocha lena fa gran carcho labile

se non è scorta da vertute nobile.

Dunque, se fusse il mio parlare strobile,

prego ciascun, per gratia,

che sia sua fame satia,

scusandomi nel meçço e nel principio

e nel fin; ché concipio

per che con tema corro a questo tessere:

ch'è tanto sovran<o> essere

che per me non si puote ben comprendere,

ma pur dirò quant'io ne posso intendere.

Colui che, fermo, regge ogni volubile,

piova di sé nel principante initio

d'amore e di paura sensa vitio,

c'adopri sempre perfecta iustitia,

viva pietoso e tucte cose nubile

cacci dalli occhi con perfecto offitio;

per gemma e per tesoro nell'ospitio

misericordia prenda, con caritia;

e nei subiecti spanda sua letitia

non con fronte malivola,

ma con vista benivola

allecti il cuor del soctoposto populo

che l'ami senza scropulo,

però che corre in quella parte l'animo

ove siede il magnanimo

il qual è contra de viltate oppossito,

vivendo franco nel chiaro proposito.

Aver dia seco intellecto veridico,

con dricta volontà e con memoria

che di sé faccia ai successori storia;

vivendo honesto co' la dricta regola,

gitti da sé ciascun pensier falsidico

c'ancide dirictura e che la scoria;

ché prense perde tanto di victoria

quanto s'invesca ne la falsa pegola;

e qual s'ausa a così facta fregola

prova del tosco il sanape

e, come 'l grosso canape

del suo governo racto si fa fievile,

che non per modo agevile

se riede al tempo dolce, poi ch'è scevero;

ma, come gran di pevero

quando si spessa si converte in polvere,

così vede costui suo stato solvere.

Nelli occhi del signor dia sempre lucere

lume formato da chiara prudentia

e, giudicando, dar vera sententia

sì che nol vinca mai sete né furia;

e dia con tucta sua potensa ducere

fortessa e senno in bella sofferentia,

avendo modo in sé e provedentia,

valor mostrando in campo e nella curia;

sia largo a perdonar la propria ingiuria,

non tenace né acido,

ma sempre ai servi placido,

benigno prevenendo a lloro inopia

per aver d'essi copia

al come e quanto suo voler desidera

nel tempo che considera;

seguir vertù e acquistar letitie,

per conservar in pace suoi militie.

La temperansa nel suo prato aderbila,

bel facto e mocto di vertute agrappilo,

lusinghier falso di sua corte strappilo

o chi redica cosa che port<e> odio;

se l'ira bolle, saggiamente serbila,

e, consigliato, suo dover compappilo;

pensier leggiadro di subito rappilo,

seguendo lui con affetto e con godio;

de' veri amici sempre faccia modio

e, con molta vigilia,

vinca le supercilia,

avendo sempre d'allegressa studio,

che nullo abbia repudio

dal volto suo, che si convene a principe

di contentar qual incipe

mostrando 'l dvol che 'l face dentro rompere;

donando acquisti sì leggiadre compere.

Cansone, va' su la scala magnifica

del lombardo emisperio

e te con lei annodati;

quivi t'annida e quivi ti gratifica

socto cotale imperio;

e quando pui aprovati

e di parlar con quei signori amodati,

ch' a lor governo non bisogna cittera,

ma buono è che tua lictera

si legga lì dai buon<i> che più u'arivano

e, bene oprando, vivano;

e tu t'arrisca omai nel Po di bevere

ben che sii nata qui fra l' Afra e 'l Tevere.