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By Michelangelo Buonarroti

Che fie di me? che vo' tu far di nuovo

d'un arso legno e d'un afflitto core?

Dimmelo un poco, Amore,

acciò che io sappi in che stato io mi truovo.

Gli anni del corso mio al segno sono,

come saetta c'al berzaglio è giunta,

onde si de' quetar l'ardente foco.

E' mie passati danni a te perdono,

cagion che 'l cor l'arme tu' spezza e spunta,

c'amor per pruova in me non ha più loco;

e s'e' tuo colpi fussin nuovo gioco

agli occhi mei, al cor timido e molle,

vorria quel che già volle?

Ond'or ti vince e sprezza, e tu tel sai,

sol per aver men forza oggi che mai.

Tu speri forse per nuova beltate

tornarmi 'ndietro al periglioso impaccio,

ove 'l più saggio assai men si difende:

più corto è 'l mal nella più lunga etate,

ond'io sarò come nel foco el ghiaccio,

che si distrugge e parte e non s'accende.

La morte in questa età sol ne difende

dal fiero braccio e da' pungenti strali,

cagion di tanti mali,

che non perdona a condizion nessuna,

né a loco, né tempo, né fortuna.

L'anima mia, che con la morte parla,

e seco di se stessa si consiglia,

e di nuovi sospetti ognor s'attrista,

el corpo di dì in dì spera lasciarla:

onde l'immaginato cammin piglia,

di speranza e timor confusa e mista.

Ahi, Amor, come se' pronto in vista,

temerario, audace, armato e forte!

che e' pensier della morte

nel tempo suo di me discacci fori,

per trar d'un arbor secco fronde e fiori.

Che poss'io più? che debb'io? Nel tuo regno

non ha' tu tutto el tempo mio passato,

che de' mia anni un'ora non m'è tocca?

Qual inganno, qual forza o qual ingegno

tornar mi puote a te, signore ingrato,

c'al cuor la morte e pietà porti in bocca?

Ben sare' ingrata e sciocca

l'alma risuscitata, e senza stima,

tornare a quel che gli diè morte prima.

Ogni nato la terra in breve aspetta;

d'ora in or manca ogni mortal bellezza:

chi ama, il vedo, e' non si può po' sciorre.

Col gran peccato la crudel vendetta

insieme vanno; e quel che men s'apprezza,

colui è sol c'a più suo mal più corre.

A che mi vuo' tu porre,

che 'l dì ultimo buon, che mi bisogna,

sie quel del danno e quel della vergogna?