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La mia bella Avversaria un dì citai
Del Monarca de' cuori al tribunale,
E a lei, quando comparve, io domandai
O il mio cuore, o al mio cuor mercede eguale.
"Chi tel niega? di lui nulla mi cale",
Rispos'ella, volgendo irati i rai;
Indi a terra il gettò mal concio, e tale
Che più quel non parea, che a lei donai.
Allora io del mio cuor lacero e guasto
I danni protestai. Ma il giusto Amore,
Che mal soffria di quell'altera il fasto,
Pensò, poi disse: "Olà, che si ristore
De' suoi danni costui senza contrasto:
Donna, in vece del suo, dàgli il tuo cuore."