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Quando vòlgo la mente al divin volto
Di lei, che 'l mio voler regge e governa,
Allor mi nasce una tristezza interna,
Che non so più di me poco né molto.
Poiché sebben son tutto in lui rivolto,
Dov'ogni mio pensier vola e s'interna,
Pur la ragion fa sì ch'io ben discerna
C'ho in picciol sen troppo gran fuoco accolto;
E sento che mi sgrida, e mi consiglia
Altr'oggetto ad amar, che sia men vago
Di chi cosa mortal non assomiglia.
Ma sono alfin del mio morir presago,
Se ovunque giro le dolenti ciglia
Folgorar veggio la celeste immago.