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Dunque il mostro crudel, ch'uscito in prima
fuor de l'orride selve et antri sciti
scorse l'Asia, e su i liti
del Ponto si fe' poi cova aspra e fera,
vedove rimaner de' lor mariti
queste piagge anco già di tanta stima
(se 'l futuro s'estima
da la passata sua fierezza altera)
farà, ohimè lasso; e tanti in veste nera
vedremo pianger orfani dolenti
i perduti parenti
or de l' Ionio, or de l'Egeo nel seno?
E 'l giogo Adria e Tirreno
levar sul collo, e dillagato in mezzo
di così brutto e rio popolo il lezzo?
Ma nol consenta la fortuna, o i fati;
anzi pur quel Signor superno e santo
che, dianzi offeso tanto
da le nequizie nostre orride e nere,
volle, con poco pur del nostro pianto,
piamente emendar molti peccati.
A cani empi arrabbiati,
Re, che col ciglio sol movi le sfere,
or che la greggia tua mercè ti chere,
non consentir che con nefanda guerra
gettin superbi a terra
i tempii a te sacrati, e chi t'adora.
Nol consentir tu ancora,
nobil campion, che in questo estremo punto
solo se' stato a tanta impresa assunto.
Giovane valoroso, in cui s'appoggia
nostra speranza e 'l ver culto di Dio,
pien d'un nobil desio,
che in molt' alme a' dì nostri è quasi spento,
ogni antico valor posto in oblio,
di là mosso, ove il sol nel mar s'alloggia,
là dove in aria poggia
drizza or la prora, e dà le vele al vento:
ruota la spada e, ancor che per un, cento
ne veggi forse da l'aversa parte,
non s'allenti il tuo Marte,
né sperar men tra la superbia loro
il trionfale alloro:
ch'ove senno et ardir la fronte volga,
ogni numero è men, ch'altri raccolga.
Né stata già di te degna sarebbe
picciola impresa o pugna usata e bassa.
Di molte teste cassa
fece l'Idra restar Ercole ardito,
e per ciò dopo sé tal fama lassa;
Giason tra i tori e 'l gran serpente crebbe.
Sì magno eroe non debbe
le vestigia fermar per camin trito;
ma là 'v'altri riman spesso schernito,
là dove ha 'l mondo men di vincer speme,
così onorato seme
deve a punto levar l'alma e l'ingegno:
che, dove un giusto sdegno
et un fermo valor la lancia mova,
nulla del mondo appar difficil prova.
Con poca gente, ma secura e forte,
il giovane di Pella a l'arme sorse,
e vincendo trascorse
quant'or questo tiranno empio possiede.
Che se d'esempio più vicino forse
è d'uopo a far or le tue squadre accorte,
qual mova da le porte
Mario di Roma incontra i Cimbri il piede
deh mira un poco, e come in prima fiede;
né commette ogni sforzo a la fortuna,
ma inanzi, ad una ad una,
le sue schiere a mirar senza terrore
usa i volti e l'orrore
di quel istranio popolo feroce,
che spaventava altrui sol con la voce.
E poi che tutta la compagna esperta
e d'un novo desir vide infiammata,
in battaglia ordinata
picciolo stuolo a molte turbe oppose;
e nobil fatto, e strage alta e laudata
distese lungo la campagna aperta:
onde l'acqua coperta
di sangue, e l'erba il suo color nascose.
Ma che cercando vò l'antique cose,
se 'l tuo gran genitor , a' giorni nostri,
questi medesmi mostri,
che sol perché non han più contra lui
vengon sì audaci a nui,
là tra' Pannoni al primo impeto spinti,
fece lor imparar ad esser vinti?
Stupir i monti, e i satiri fuggiro,
e le ninfe si ster ne' boschi ascoste;
le lor tane riposte
tutte di novo empir le fere alpestre;
e le piagge al tiranno sottoposte
si tinser di pallor funebre e diro,
quando il rumor udiro,
qual mai pria non udì l'orbe terrestre,
e da le manche parti e da le destre
intronar l'aria; e poi fiera e letale
stridendo batter l'ale,
e di ferro e di foco intorno ingombra
coprir d'orror e d'ombra,
anzi di morte, il lito a la Danoia
vider a lungo l'Aquila di Troia.
E sembrò ben allor veracemente
la ministra de' folgori di Giove.
L'ameno Foro, dove
fiorisce il patrio mio terren diletto,
al fiero moto, a le prodezze nove
levò la fronte, e 'l suo Cesar possente
di novo aver presente
gli parve, e giubilò da tutto 'l petto.
Ma gli osti, omai smarriti ne l'aspetto,
al primo lampo de' lucenti usberghi
volsero a dietro i terghi
e, pungendo a' destrieri ansanti e stanchi
i sanguinosi fianchi,
molte miglia fuggir, come colombe
u' lo scoppio mortal arda e rimbombe.
Et, oh nostre maligne e fiere stelle!
anzi invidia del mondo orbo et iniquo,
che con oprar obliquo
quel gran guerrier del suo camin distrasse!
Né Silla mai, né Scipio od altro antiquo
fèr tra' nemici suoi stragi sì belle,
come tra queste felle
plebi avria fatto quel ch'or nel ciel stasse
e, mirando le terre afflitte e lasse
da procella sì torbida e sì grave,
gioia, non dolor, have
non aver di sua man d'un tal periglio
sciolto il mondo, s'al figlio
serbar l'alta vittoria il tempo volse,
ch'a lui pur troppa (ohimè) nequizia tolse.
Or tu, da regi e imperatori sceso
di tanto grido, prole inclita e degna,
che sotto ad una insegna
le due famose Esperie unite guidi,
deh scuoti omai l'irata destra, e degna
su le spalle levar l'onor e 'l peso
del nostro Cristo offeso:
segna del tuo valor gli esterni lidi,
che sol che tu ti spinga innanzi e sfidi
il rio nemico, e la paterna imago
gli mostri, errante e vago
ti fuggirà dinanzi, i' son securo;
presago del futuro,
tu 'l vedrai, pur ch'oda vicino il nome,
da le piante tremar fin a le chiome.
Canzon, tu potrai dir che, s'altra strada
a trovar tanto difensor non fue,
né Giove ebbe le sue
delizie in pace, e i regni alti e stellanti,
se non vinti i giganti:
degna mercede è stato il danno scorso,
per aver poi da la sua man soccorso.