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By Alessandro Sforza

O triumphante croce, o sacro legno,

Che sostenesti il glorioso pondo

Che al cielo e al ciecho mondo

Diè gloria e lume, a noi salute eterna

Dove se vide humano e divo segno,

Aqua con sangue pretioso e mondo

Far l'homo a Dio iocondo

Tal che 'l fe' degno di gratia superna,

E l'anima, creata prima externa

Dal creator, tu festi a lei congionta

Che mai fu poi disgionta,

Tanto l'accese la tua dolce stampa:

L'humana plebe eterna morte scampa

Per la pietà di chi in te morte volse

Qual poi per gratia tolse

L'antiquo error e dié nova doctrina.

O triumphante croce e legno, in cui

Intrinsica virtù speranza e gratia

S'include, tal che satia

Chi, orando, a te ricorre humile e prono,

Le mani, i piedi e i lato di colui

Apristi che l'unita essentia stratia

Per noi, che poi disgratia

Sentì e l'abisso de l'eterno dono;

Vexillo di iustitia e di perdono

Di cui più spera e teme l'human pecto,

Che Yhesu benedetto

Castiga cum pietade il nostro errore.

O dolce forma, dove il Redentore

Pietà mostrò, mercede e sua clementia

Per la nova sententia

Che eterna vita diè de eterna morte,

Guida a divina la mia humana sorte.

O triumphante croce, o legno sacro,

Dove è speranza, fede e caritade,

Dove è quella bontade

Che fece l'homo e poi salvare el volse,

O degno e vero e sancto simulacro,

Dove l'antica, roza e prisca etade

Sì furon illuminate

Che a l'una e l'altra el vel de gli occhi sciolse

O viva pianta, dove el fior si colse

Che fructo germinò qual sol gustando

Preserva l'alma quando

La vipera mortal la cinge e involge,

Per fugir morte, pena, o crudel vita

Che senza te è smarrita

La via del cielo, el viver con virtute,

Guida mia stella a mia eterna salute.

O triumphante croce, o legno divo,

Che 'l pretioso corpo in ciel creato

Mostrasti in terra al lato,

Per più sua humanitade, ai duo latroni,

Dove per poca se l'uno fu privo

Di gratia qual poi fe' l'altro beato

E in te fu renovato

A la natura humana el freno e sproni,

O colonna del cor di tuti i troni

Dove 'l ciel ferma e move ogni suo spera,

Che 'l sol che lucente era

Oscur se vide, a nostra vita luce,

Ah! glorioso specchio in cui traluce

Divina norma al nostro human volere,

Dove è bontà e piacere

Che morte ne fa dolce a gran speranza,

L'alma mia illustra come in te ha fidanza.

O triumphante croce e legno verde,

Sempre in natura humana al suo ben fare,

Che insieme ne fa amare

Con quella carità che al ciel ne stringe,

Ah! che ogni prego senza te si perde

Che l'alma a sua salute contemplare

Non può dal proprio errare,

Che sol nel ciel la tua virtù la spinge,

O croce, dove il nostro cor se accinge

Di gratia lacrimando e ben confesso

E dove ogni suo excesso

Purga nel puro sangue pien di gloria,

O sempre degna di eterna memoria

Che 'l ciel ne apristi con le cinque piage

Qualhor convien che appaghe

L'acerba voglia e la mondan follia,

Infondi gratia al cor, che eterno io sia.

O triumphante croce, o dolce Amore

Che in te se vidde a la salute humana,

Quando con voce piana

Manifestò la sete dio e homo,

Principio di salute, fin d'errore

Che da noi spinge ogni voglia mondana,

E dove ciascun sana

La mente inferma al gusto del tuo pomo,

Del ciel, del mondo o triumphante dono,

Che a consacrarte fu Ihesu benegno

Bagnando il tuo bel legno

Col proprio sangue e pianto di Maria,

Dove divina, angelica harmonia

E il cor celeste fa al tuo sancto offitio,

Donde norma e initio

Al viver sancto desti e vera fede,

Alluma l'alma mia che in sé non vede.

O croce, o legno sacro, o secur porto,

D'ogni fidel nochiero in gran tempesta,

Che quanto più el molesta

Mondan periglio, in te più gratia trova,

A te ricorro per pietà e conforto

Per la virtù che 'l divin cor ti presta,

Che 'l cor e l'alma desta

E prompta sia a far l'ultima prova.

Ah! vera croce, fa' da te si mova

El sancto razzo e il cor e l'alma scaldi,

Che accesi poi sian saldi

A sofferir la luce eternalmente.

Tu vedi quanto affanno el mio cor sente

Del gran disio che la speranza passa;

Ahyme! dolente e lassa

Fia la mia vita se il succorso manca!

Soccorri, croce, hormai che l'alma è stancha!

Canzon, come divota in ginochione

Ti rapresenta a la verace croce

E di', con humil voce,

– Pietà, pietà, pietà, non morte ria–,

E fa' tuo prego, orando, a compassione

Vinca l'ardor ch'ognhor più m'arde e coce,

Ch'el lungo tempo noce

Al lasso e miser core e a l'alma mia

Sperando homai mercé che el ciel la invia.