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Signor, che, sovra ogn'altro inclito e forte,
L'erto cammino di virtude eleggi,
Onde non v'è chi i passi tuoi pareggi,
Non che presuma d'avanzar tua sorte,
Ben per te sempre quell'eccelse porte
Del bel Tempio di Gloria, ove passeggi,
Aperte io miro; e gli onorati seggi
Di te son pieni, che all'obblio dài morte;
Di te, che, cinto di purpureo manto,
Con raro esempio, gentilezza insegni
Come può starsi a maestade accanto;
Di te, che quanto più l'applauso sdegni
Di bassa lode adulatrice, tanto
Più son di chiaro onor tuoi pregi degni.