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Semplicetto fanciullo
Sen gio, per suo trastullo,
A uccellar dentro un bosco
Fronzuto e d'aer fosco.
Or mentre in varj modi
Rumina insidie e frodi:
Ecco apparirli avanti,
Chi mai? (stupite, Amanti)
Amor, le terga alato:
Lo qual s'era posato
Sovra di un verde mirto.
Oh qual di gioia spirto
Allor destossi in petto
Del fanciul semplicetto,
Sperando arrestar quello
Di sì grand'ali Augello!
Ratto egli corse, e mise
Le verghe in vischio intrise
Tutte in un fascio solo,
Per trattenerli il volo
Con salda presa. E poi,
Co i dolci fischi suoi,
Soave zimbellò,
E ben cauto osservò
Amor, che or qua, or là
Svolazzando sen va.
Ma scorto alfin che il tristo
Giù non cala, e sprovvisto
Di preda e di consiglio,
Con suo torbo cipiglio
Gittò le canne al vento,
E, più leggier che 'l vento,
Un buon Vecchio, aratore,
Suo mastro uccellatore
Trovò: cui disse il fatto,
E di stupore in atto
Gli feo rimirar quello,
Di sì grand'ali Augello.
Sorrise gravemente
Il buon Vecchio prudente;
E scosso il capo alquanto
A lui sì disse intanto:
“Fanciul mio dolce; ah, vanne
Lungi colle tue canne:
Una cattiva bestia
È quella, e dà molestia.
Vanne, che sorte avesti,
Poiché non la prendesti.
Ma se ci crescerai,
Quand'uom fatto sarai,
Quegli, che in alto or vola
E fugge e ti s'invola,
Sì, quegli, avrà in piacere
Starti in capo a sedere.”