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By Auteur inconnu

Agresti Dii, su quest'opaco Altare,

Che v'alzò de' Pastor' divota cura,

Pon la sua destra Coridone, e giura

Che non vuol più l'empia Selvaggia amare.

“Qui le mie labbra, più che assenzio amare,

Del rio velen di quella bocca impura

Lavo con l'onda del bel Fiume pura,

Perché sen porti ogni mia colpa al Mare.

O Pastorelli, col coltel radete

L'ingrato nome scritto di mia mano

Sulla scorza del Faggio e dell'Abete.

‘Coridon, che amò tanto, e pianse invano,’

Su i medesimi Tronchi indi scrivete,

‘Per miracol de' Numi ave il cor sano.’”