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Tal mi fé piaga un Garzon fero e rio,
Che esser già credo, e son di vita spento;
Né stupisco esser morto, ma che il mio
Cuore pria non morì nel suo tormento.
Odo già per la selva alto lamento,
E pianger Ninfe, e dir: “Tirsi morio”;
Ma s'io morii, come la doglia or sento
Tra chi mi piange, e come piango anch'io?
Ah forse non piang'io, ma per le smorte
Guance è il cadaver mio che stille amare
Versa, per l'uso antico di sua sorte;
E s'io pur peno ancor, questo è il penare
C'han dato i fati a me dopo la morte,
Poiché in vita fui reo di troppo amare.