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By Auteur inconnu

Gran Donna, entro il cui seno il divo Amore

Del foco suo sì chiara vampa accese,

Che dal tuo nobil core

I vani affetti e rei, che pria 'l macchiaro,

Disgombrò con sua luce, e puro il rese;

Perché io faccia il tuo nome illustre e chiaro

Volar da Battro a Tile,

Non ha lena il mio stile,

Se ciò che oscuro e vil mie rime ingombra

Raggio del Ciel non sgombra,

Onde agguagliar possan tue glorie appieno;

Però che venir meno

Sento l'ardire, e per me tento invano

Di tue lodi solcar l'ampio Oceano.

Invan tento adombrar piccola parte

Di quegli, onde risplendi, eccelsi pregi;

Ché manca l'arte all'arte,

E l'ingegno paventa all'alta impresa:

Tanta è la gloria de' bei fatti egregi!

Solo quanta e qual sei ben ti palesa

Quel Dio, che in ammirande

Forme ti feo sì grande:

Ei faccia in te sue meraviglie conte,

Mentr'io chino la fronte

A tanta luce, che il mio guardo assale.

Quella voce immortale

I suoi bei vanti in te disveli e scopra:

Ei, che la fé, sia lodator dell'opra.

“Dovunque” (ei dice) “di mia fede il seme

Fia mai che spunti, e la sonora Tromba

Del mio Vangelo insieme

S'oda, dall'Austro al gelido Boote,

E dove il Sole ha cuna, e dove ha tomba,

Ivi di Maddalena anco fian note

Le geste alme e pregiate.

Di lei fia che dilate

La fama il nome oltre le vie de' venti:

Le più rimote genti

Sapranno a qual ventura il Ciel la scelse,

E sapran di che eccelse

Doti adornolla, onde fra l'altre splenda,

E raro esempio di virtù si renda.

Sapran che, quale impetuoso inonda

Ampio torrente il suolo, e il suol pur anco

Coll'acque sue feconda,

Tal la dolce d'amore amabil piena

Scorse in quel cor con piè libero e franco,

E tal v'infuse umor di vena in vena,

Ch'alte poi messi diede

D'umiltade e di fede;

E sapran poi che corse a me davante,

E le mie nude piante

Col caldo umor de' suoi begli occhi asperse,

E co i capei le terse,

Onde in premio all'amor, che in cor mantenne,

Del suo lungo fallir mercede ottenne.

Che diran, quando in lei sapran che il trono

Pose la grazia, e della Fe' si feo

Tromba, e ne sparse il suono

Per tutta la Giudea? Che diran poi,

Quando sapran che in sé punir poteo

I proprj falli, e incrudelio ne' suoi

Membri con strano eccesso?

Diran: 'Del debil sesso

Ecco la ferma e stabile colonna,

Ecco la forte Donna,

Che il Mondo e il senso a debellar s'accinse;

Indi sé stessa vinse,

E la degna di lei nobil vittoria

Eternar volle Amor sol per sua gloria.'”

In simil guisa i tuoi gran' pregi esprime

Quel Dio, che vuol lodarti, e il puote ei solo.

Or come mai mie rime

Giugner porian a così alto segno?

Troppo debili vele a sì gran volo

Ha l'abbattuto mio povero ingegno;

Onde s'attiene al lito,

E timido e smarrito

Mira qual vasto mar tentare ardia,

E dice: “Invan desia

Regger debil pupilla a tanta luce,

Che sì bel Sol n'adduce:

Temerario è l'ardir, se folle io penso

Con breve canna misurar l'immenso.”