23. Crudele affanno e perta.
Crudele affanno e perta
c'a lo meo cor è giunto,
c'à tolto in un sol punto
ciò che già lungiamente avea aquistato,
dirò in canzone aperta,
com'or ne son perdente
e rimaso al neiente
de la gioia e del bene ov'io son stato.
Ed or m'è prolongato
nde sospiro e lamento;
lasso, tal doglia sento
che mi consuma sostenendo vita.
Ai Deo! crudel pec<c>ato!
perché m'à a tal condotto,
che son rimaso rotto
più che nave in tempest' a la mia vita.
Di pianti e di sospiri
eo già mai no rifino
finor ò in dimino
la gioi c'aver solea co diporto;
e già sanza martiri
di notte, nè di giorno
non por<r>ia far sogiorno,
ma crudel fuoco e fiam<m>a nel cor porto
e son senza conforto.
A! Tal sembianza è vita ?
Piacesse a Dio fallita
mi fosse anzi stagion del mio morire,
da poi ch'io vivo morto!
Tal vita mai null'omo
non udii dir per nomo
portasse, e ciò me pur conven gradire.
Da poi che non mi vale
c'a sè m'ac<c>olga morte,
e pur in pena forte
convien ch'io viva, or dunque che faragio ?
Conforterò il mio male
c'ò, rimembrando il bene
che la mia bona spene
m'à dato con gran gioi del mio servagio;
così, credo, scampragio
e sollenar lo foco
che m'arde a poco a poco,
cioè Amor, che m'à in sua segnoria.
Lasso me, che non agio
natura di fenice!
Forse s'ogne radice
ardesse, eo natura muteria.
Prender ne dia peccato
a ciascun che lo 'ntende,
e s'alcun mi riprende,
non credo che già saccia c'amor sia.
Ch'io non ò sì spietato
nemico nè crudele,
che più dolze che mele
non credo divenuto ver me sia,
vincendol cortesia
con vertù di pietate
più che di crudaltate,
veggendo il mal ch'io porto nel cor mio;
c'aviso m'è che sia
fonte degli animali;
lasso, ventur'ò tali
c'ò disperato me medesmo e Dio.
S'io vivo disperato
non è già meraviglia,
c'Amor mi pur impiglia
in dar tormento mai non rifinando;
ben credo c'ò l'usato
del cerbio certamente,
che, là ove la gente
grida, corre a lo loco e va sperando
a gioco esser chiamato;
di ciò si 'nganna e more:
simile io per Amore
credo morir, poi sono al suo richiamo,
sed io non so aiutato
sol da la più amorosa,
sovr'ogn'altra gioiosa,
che già mai altro non disio, nè bramo.