23 [Di ser Ciano di Borgo a San Sepolcro]
Cento fïate nel pensier mi rutola
di mostrar come 'l servo debbia vivere;
e temo di saperlo bene scrivere,
per modo tal che di sé faccia cronica;
e questa voglia, quanto posso, aiutola,
che non rimbalsi, ma ferma persivere;
e pria che queste rime siano livere,
le vestirò di grossolana tonicha.
E se cotale andata fosse erronica,
ciascun ch'è saggio drissila
e contendendo adissila,
ché 'l ver conteso tanto più s'allumina,
quanto che più si rumina;
et io son vago di mutar mio cantico
al suon di miglior mantico
per che li affecti bilanciati rideno
contra delli altri che languendo stridono.
Intero viva il servo con sua opera,
disposto e presto con affetto praticho,
leale, honesto, grato e non salvatico,
acciò che sappia ben suo stato scorgere.
Purghi la voglia che 'l servir disopera,
per modo et acto che non sia lunatico,
però che 'l servo ch'è troppo gramatico
d' obbediensa non si puote accorgere;
ma dia la voglia e l'occhio sempre volgere,
come volante passera,
dove 'l signor s'incassera,
e lì, devoto, tucto si contemperi
sì che non si distemperi;
l'ira biçarra rompa, fiacchi e straccila
e tucta da sé caccila,
cantando al suo signor diricto carmine,
non con bugia, né con parole guarmine.
Arte et ingegno tempri col suo sufilo,
per modo che 'l suo prense si magnifichi;
e l'alma pona per che si mortifichi
ogni contrar che 'ntorno lui annodasi;
ciglio che s'alsi contra 'l donno atufilo,
e chi l'onora, quanto puote amplifichi;
torre e palagio, per suo stato, edifichi
e, prense triunfando, servo godasi;
e cotal servo, bene amando, lodasi,
che non à mente gracile,
ma è disposto e facile
a romper ghiacci e alte nevi refeni,
pur che la via si strefeni;
per che suo stato in pace non si termina,
se dal signor non germina;
adunqu'è il senno del signor che subito
sta per salute al servo nel suo dubito.
Nel cuor del servo dia formarsi e nascere
prontessa d'obbedir che non sia guantola;
di fronte humile e piana poi amantola,
che gratiosa sempre possa crescere;
e dia di buon pensier cibarsi e pascere,
ben operando, e tal giornata vantola;
e vera carità nel suo cuor piantola
per che desiri di buono amor mescere;
e questo servo mai non dia encrescere,
ché sua virtute amodola
e di ben far congodola,
e va bactendo con dericto baculo
di sua virtù, l'ostaculo;
e quando incontra il van pensier che buffalo,
tucto lo schioppa e struffalo,
per che servir conviensi sensa crimine,
legando 'l chuor con virtuoso vimine.
Odio, lite o scisma mai non semeni;
fuoco d'invidia, quanto puote, amortilo,
et al signorso chi ben fa rapportilo,
scusando chi erasse per non sapere;
sia patiente e per nulla s'infemeni;
l'amico suo e compagno confortilo
a la fe' del monarcha, e sempre portilo
sì che non corra, contra legge, a rapere.
Servo Per dono ogni cosa dia capere,
ma questo testo recolo,
che contra del buon secolo
o contra Dio non de' la fede frangere
s'elli il vedesse piangere;
d'ogni altro incarcho sia di prender cupido,
feroce, forte e stupido,
per che nel prense i servi stato campano,
vivendo verdi, come in tralce pampano.
Cansone, là e qua tuoi rime gittale,
dirieto a la tua sotia,
e tua sentensa sonala.
Nel cuor dei servi tuoie proposte dictale,
ché mente non s'adotia
se buon volere spronala;
ché, ben servendo, di fama coronala,
per che virtù la bagna d'una pluvia
che poi non si diluvia;
e tu prega i suggetti che s'accorgano,
ben acordando l'organo,
per che s'adrappa, fregiasi et inporpora
el servo, quando col signor s'incorpora.