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Ecco ch'io pur ritorno, o valli amene,
A bagnar del mio pianto i vostri fiori;
E a cacciarvi da i rami ombrosi fuori,
Riposti augelli, il mio dolor sen viene.
Aure, sarete novamente piene
Del tristo suono; e i miei possenti ardori
Faran che io turbi i vostri sagri orrori,
Ridicendovi, o boschi, le mie pene.
Né v'incresca vedermi oltre l'usato
Ir sconsolato, sbigottito, e smorto
Degli occhi miei facendo un largo fiume.
Ahi che io debbo lasciarvi, e il tempo è corto,
E più lontano andar dal caro lume;
E Dio sa quando il piede a voi più porto.