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By Anton Francesco Grazzini

Io sono a Staggia, ch'è la patria mia,

e de' miei primi l'antica magione,

ove l'avol mio nacque e ser Simone,

Sandro Grazzin cognominato Urria.

Nel mezzo l'attraversa un'ampia via,

per la qual vanno e vengon le persone

da Firenze e da Roma, per cagione

chi di negozi e chi di mercanzia.

Ovunque per me l'occhio, o il piè, si muove,

l'arme mia veggo dipinta e scolpita:

cosa ch'io non ho mai veduto altrove;

onde l'anima mia quasi smarrita

gusta dolcezze sì rare e sì nuove,

che mi pare acquistare un'altra vita.

Ecci copia infinita

di salvaggiumi tanto eletti e buoni,

che ci fanno afa starnotti e leproni.

Gli è ben ver che i poponi

non son come a Firenze; nondimanco

ci ristoriam col vin vermiglio e bianco,

e del Greco abbiam anco

di Somma: udite ben quel ch'io vi dico,

che il fanciullon ci tratta dall'amico.

Questo ancor vi replico,

che i vin, che noi beiam di mano in mano,

tutti vengon di Chianti e da Panzano.

Ma quel che pare strano,

lasciamo andar che sien tutti eccellenti,

son freddi sì che ci agghiacciano i denti.

Così lieti e contenti

vivendo andiamo il tempo consumando,

or uccellando, or cacciando, or pensando,

e talor cavalcando;

od a piè visitiamo i più vicini

palazzi, chiese, spedali e giardini,

luoghi tutti divini,

per ch'il paese e l'aria ci è sì bella,

ch'io ne disgrazio Fiesole o l'Antella.

Per ora altra novella,

se già nuovo capriccio non mi tocca,

non avrete da me se non a bocca.