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Perché, Ferrante, omai
più ti consumi e lagni
con dolorosi lai,
e di lagrime amare il volto bagni,
se ben l' alma è salita
del tuo caro fratello a miglior vita?
Benché nel vago aprile
de la sua età migliore
predace mano ostile
recise, ahi duro Fato, il suo bel fiore,
vòi sospirar mai sempre
e distillarti in dolorose tempre?
Ahi fiere, ahi crude Dee
di quel corrente fiume,
voi, voi spietate e ree,
voi, forse vaghe del suo chiaro lume,
lo tiraste nel fondo
del vostro gorgo allor alto e profondo;
per baciarli i coralli
e le brine del viso
ne' liquidi cristalli,
contra 'l vostro voler l' avete ucciso:
voi, voi dolenti ancora
mille e mill' anni poi veggia l' Aurora.
Tal pianse il grande Alcide
l' Ila caro et amato,
onde quell' acque infide
ne mostraro il color fosco e turbato,
e con gli occhi ognor molli
fece d' Ila sonar le piaggie e i colli.
Tal pianse Citerea
il leggiadro garzone,
quand' afflitta giacea
di lagrime bagnando il morto Adone,
che pareva fra l' erba
un giglio tronco, una viola acerba;
e mentre i pargoletti
con l' arco e con lo strale
a la vendetta eletti
percotean fieramente il fier cinghiale,
che del suo errore avisto
stava col capo chin doglioso e tristo,
ella da que' begli occhi
che con l' empio suo telo
avea già morte tocchi,
da quelle labbra già fatte di gelo
con la sua bocca giva
cercand' una di lui reliquia viva.
Tacquer dapoi costoro
e s' asciugaro il pianto,
già degli affanni loro
fatto l' irato Ciel pietoso alquanto,
che s' or tona e balena,
ritorna l' aria poi queta e serena;
pon fin tu ancora al duolo,
né sospirar invano,
querulo rosignuolo,
la pratica del tuo caro germano,
che con più lieta sorte
vivendo in Ciel, con noi lasciò la morte.