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By Bernardo Tasso

Perché, Ferrante, omai

più ti consumi e lagni

con dolorosi lai,

e di lagrime amare il volto bagni,

se ben l' alma è salita

del tuo caro fratello a miglior vita?

Benché nel vago aprile

de la sua età migliore

predace mano ostile

recise, ahi duro Fato, il suo bel fiore,

vòi sospirar mai sempre

e distillarti in dolorose tempre?

Ahi fiere, ahi crude Dee

di quel corrente fiume,

voi, voi spietate e ree,

voi, forse vaghe del suo chiaro lume,

lo tiraste nel fondo

del vostro gorgo allor alto e profondo;

per baciarli i coralli

e le brine del viso

ne' liquidi cristalli,

contra 'l vostro voler l' avete ucciso:

voi, voi dolenti ancora

mille e mill' anni poi veggia l' Aurora.

Tal pianse il grande Alcide

l' Ila caro et amato,

onde quell' acque infide

ne mostraro il color fosco e turbato,

e con gli occhi ognor molli

fece d' Ila sonar le piaggie e i colli.

Tal pianse Citerea

il leggiadro garzone,

quand' afflitta giacea

di lagrime bagnando il morto Adone,

che pareva fra l' erba

un giglio tronco, una viola acerba;

e mentre i pargoletti

con l' arco e con lo strale

a la vendetta eletti

percotean fieramente il fier cinghiale,

che del suo errore avisto

stava col capo chin doglioso e tristo,

ella da que' begli occhi

che con l' empio suo telo

avea già morte tocchi,

da quelle labbra già fatte di gelo

con la sua bocca giva

cercand' una di lui reliquia viva.

Tacquer dapoi costoro

e s' asciugaro il pianto,

già degli affanni loro

fatto l' irato Ciel pietoso alquanto,

che s' or tona e balena,

ritorna l' aria poi queta e serena;

pon fin tu ancora al duolo,

né sospirar invano,

querulo rosignuolo,

la pratica del tuo caro germano,

che con più lieta sorte

vivendo in Ciel, con noi lasciò la morte.