23
By Emilio Praga
Povero conte Alvaro!... ecco ei pensa la sera
(era già ben lontana da lui la primavera
e la volubil ridda delle ore serene)
in cui scoprì la blanda fanciulla, e nelle vene
gli rifluì l'antico nobil sangue, e gli parve
rivedersi d'intorno dell'infanzia le larve,
E che fosse il baleno di un attimo passato
dai lontani, beati dì che già aveva amato...
Ei passò fra i garzoni della fanciulla al fianco,
poscia sentì il profumo del suo bel seno bianco,
poscia baciò la cara paradisiaca faccia,
poi l'ideal creatura si sentì nelle braccia;
ma sempre, e nelle feste quando un altro venia
a invitarla alla danza e insieme a lei sparia;
o alla messa, se alzava dal sacro libro il volto,
e nell'aurata alcova quando, tra il crin disciolto,
vedea nel sonno immergersi la sua pupilla bruna,
al chiaror di una lampada mite come la luna;
sempre, ovunque, all'orgoglio, alla dolcezza vaga
del possesso invidiato e della voglia paga,
nell'anima del vecchio mescevansi i pensieri
surti come fantasimi, il primo dì, fra i ceri
della chiesa auspicante alle sue nozze, quando,
dopo i motti latini, il prete venerando
avea detto al bell'angelo: “Voi beata tre volte,
o fanciulla, cui Dio, in un sol uomo accolte
le virtù riserbava di un padre e di uno sposo!...”
Padre!... Padre!... il più augusto dei nomi al vanitoso
vecchio suonò bestemmia e vituperio, e in cori
gli accoppiò, nodo orribile, lo spavento all'amore!...
Or quel prete è sepolto sotto le zolle mute
e il conte Alvaro, a prezzo dell'eterna salute
vede, ancor più beffarda, la sua disciolta creta,
e vorrebbe coll'ossa dell'infausto profeta
farsi una clava e correre per il mondo con quella,
inzuppata nel sangue della contessa Bella.