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By Emilio Praga

Povero conte Alvaro!... ecco ei pensa la sera

(era già ben lontana da lui la primavera

e la volubil ridda delle ore serene)

in cui scoprì la blanda fanciulla, e nelle vene

gli rifluì l'antico nobil sangue, e gli parve

rivedersi d'intorno dell'infanzia le larve,

E che fosse il baleno di un attimo passato

dai lontani, beati dì che già aveva amato...

Ei passò fra i garzoni della fanciulla al fianco,

poscia sentì il profumo del suo bel seno bianco,

poscia baciò la cara paradisiaca faccia,

poi l'ideal creatura si sentì nelle braccia;

ma sempre, e nelle feste quando un altro venia

a invitarla alla danza e insieme a lei sparia;

o alla messa, se alzava dal sacro libro il volto,

e nell'aurata alcova quando, tra il crin disciolto,

vedea nel sonno immergersi la sua pupilla bruna,

al chiaror di una lampada mite come la luna;

sempre, ovunque, all'orgoglio, alla dolcezza vaga

del possesso invidiato e della voglia paga,

nell'anima del vecchio mescevansi i pensieri

surti come fantasimi, il primo dì, fra i ceri

della chiesa auspicante alle sue nozze, quando,

dopo i motti latini, il prete venerando

avea detto al bell'angelo: “Voi beata tre volte,

o fanciulla, cui Dio, in un sol uomo accolte

le virtù riserbava di un padre e di uno sposo!...”

Padre!... Padre!... il più augusto dei nomi al vanitoso

vecchio suonò bestemmia e vituperio, e in cori

gli accoppiò, nodo orribile, lo spavento all'amore!...

Or quel prete è sepolto sotto le zolle mute

e il conte Alvaro, a prezzo dell'eterna salute

vede, ancor più beffarda, la sua disciolta creta,

e vorrebbe coll'ossa dell'infausto profeta

farsi una clava e correre per il mondo con quella,

inzuppata nel sangue della contessa Bella.