233

By Antonio Tebaldeo

Non afatico il mio debile ingegno

per acquistar la fronde a Phebo amica,

ma per placar la dolce mia nemica,

al cui lume gentil sasso divegno.

Sì che, Vesconte mio, se alcun malegno

mi morde, a posta sua quanto vòl dica;

spero che non fia vana mia fatica:

serò, se non per dir, per fede degno.

Ma certo quello è ben crudo e perverso

che, vedendo da Amor stratiarme il core,

voglia stratiarme anchor le rime e il verso!

Digli da parte mia che è poco honore

al lupo intrare in un gregge disperso

quando non ve è né il can né il suo pastore.