236

By Filenio Gallo

Se con ragion ver me tanto costante

fussi, Saffira mia, certo saresti

una di quelle dive alme celesti

propinque più nel ciel al gran Tonante,

perché spars' i' ho già lacrime tante,

che tutti gli animal aspri e rubesti

placati aria e tu forte ognor resti

più ch'al martel ancude o dïamante.

Certo simil già mai non leggo o sento

non Tuzia, non Susanna, non Sulpizia,

ché esse una volta e tu sei forte cento.

Ma perché non sopporta la justizia

che d'un sì fido amor sia el frutto spento,

non merti premio alcun ma inimicizia.