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Sin dal primo momento, in cui la sorte
O la sventura mia mi volle amante,
Per condurmi a mirare il tuo sembiante
Furono gli occhi miei l'infide scorte.
Apriro gli occhi stessi indi le porte,
Acciò nel petto entrasse Amore infante:
Ove legommi il cuor, fatto gigante,
Con laccio, che no 'l rompe altri che Morte.
Seguono gli occhi sciolti il tuo splendore
A goder vagheggiando, e alla catena
Di schiavitù dannato il cuore io provo.
Or se la colpa è delle luci, il cuore
Come ha il gastigo e 'l danno? Ah non è nuovo
Soffrir del fallo altrui l'ingiusta pena.