238

By Auteur inconnu

Che sperasti di fare, o ingiusta Morte,

In togliermi colei, ch'io chiamo invano:

Forse mostrar che 'l tuo valore insano

A i Numi stessi fa l'ore più corte?

T'inganni: ella, contenta di sua sorte,

Più che mai vive al piè del suo Sovrano;

Rimango io sì, come da lei lontano,

Non morto ancora, ma condotto a morte.

Anzi splender tu fai tanto più bello

Quello spirto gentile, al quale il velo

Di cieca umanità molto togliea.

Ricco di nuova stella io veggio il Cielo,

Privo di Lilla il Mondo, e non potea

Più perder questo, né acquistar più quello.