2.

By Niccolò Tommaseo

A fiero banchetto sedé

la fame del popolo re;

nutrì, senz'amor né pietà,

la sua con le altrui libertà;

de' popoli bevve nell'ôr

le lagrime, il sangue, i sudor';

de' pesci la carne cibò

che l'uom di sue carni ingrassò;

sull'armi sdraiossi alla fin

briaco d'orgoglio e di vin.

Quand'ecco terribil a udir

falangi da' Borea venir,

e Roma col lungo ulular

dal duro letargo destar,

che indarno col ferro e con l'or

discaccia l'avaro furor.

Qual vento che il verno soffiò,

qual flutto che 'l turbo gonfiò,

s'avventano senza pietà

su lei che difesa non ha:

la forzano i barbari re,

forzata, la pestan co' piè;

e il cranio in cui bevono è pien

del sangue del fiacco suo sen.