2.
A fiero banchetto sedé
la fame del popolo re;
nutrì, senz'amor né pietà,
la sua con le altrui libertà;
de' popoli bevve nell'ôr
le lagrime, il sangue, i sudor';
de' pesci la carne cibò
che l'uom di sue carni ingrassò;
sull'armi sdraiossi alla fin
briaco d'orgoglio e di vin.
Quand'ecco terribil a udir
falangi da' Borea venir,
e Roma col lungo ulular
dal duro letargo destar,
che indarno col ferro e con l'or
discaccia l'avaro furor.
Qual vento che il verno soffiò,
qual flutto che 'l turbo gonfiò,
s'avventano senza pietà
su lei che difesa non ha:
la forzano i barbari re,
forzata, la pestan co' piè;
e il cranio in cui bevono è pien
del sangue del fiacco suo sen.