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Quei, che maligno a sì funesta sera
Trasse del Mondo i lieti giorni e fausti,
M'ingombra il cor d'atri pensieri infausti
E addita a me de' falli miei la schiera.
Alto poi grida: “O miser Uom, dispera:
Già tutti i fonti hai di pietade esausti,
Né per lagrime o prieghi od olocausti
Fia mai che tolga l'empia macchia e nera.”
Odi, Padre del Ciel, dal soglio eterno
La rea bestemmia, e ad immortal tuo vanto
Forte confondi il mentitor d'Averno.
Che più non speri? Ah vo' sperar fin tanto
Ch'io viva. E quando mai prendesti a scherno
Del Figlio il sangue e de' mortali il pianto?