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Se pur leggiero vento
Muove a fior d'acqua il mare,
Tosto turbarse io sento
Il sangue, e 'l cuor gelare.
Né dolce più m'alletta
Musa o Ninfa diletta:
Ch'io sol serena ho l'alma
Per lusinghiera calma.
Se poi nero, spumoso,
Ribolle orribilmente
Il pelago sdegnoso,
Sbattendo alto fremente
Flutti e turbini in guerra,
Allor mi salvo in terra:
E dal timor mi affida
La stabil terra e fida.
Quindi in erma foresta
Vadomi a bel diporto,
E lieto al sen conforto
Pino od Abete appresta,
Mentre sussurra e geme
O per gran vento freme.
Tocco da speme ardita,
Certo infelice regge
Il pescator sua vita;
Che per sua casa elegge
La piccioletta barca,
Ove per l'onde ei varca,
Ove a stento soggiace,
Nel gelo e negli ardori,
Per lo desir predace
Di pesci notatori.
Or Io bramo posarmi
E in pace addormentarmi
Di freschi lauri all'ombra;
Presso l'acque di un fonte,
Che giù corre dal monte,
Né già d'orror ne ingombra,
Ma d'altrui fa ristoro
Suo strepito sonoro.