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Ebbi già del tuo stral l'anima punta,
Barbaro Amore, (ahi pur convien ch'io 'l dica);
Ma s'io non erro, e m'è la sorte amica,
È la mia servitude al suo fin giunta.
Io veggio ben che coll'aurata punta
Cerchi dell'empia, ch'adorai, nemica
Rinnovarmi nel cor l'immago antica
Guasta dall'odio, e dal dolor consunta.
Fa' pur, fa' pur, che t'affatichi invano,
Perché veggendo lei penso al mio danno;
E più l'ho presso, più le vo lontano.
Scritte l'offese in adamante stanno,
E tien lo sdegno accesa face in mano,
Tal ch'io leggo il mio scritto, e non m'inganno.