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Inclita Patria, già son cinque lustri
Che uscii dalle tue braccia ancora imberbe,
Di mille giovanili idee superbe
Le lusinghe seguendo, e i vezzi industri.
Vidi Regni, Provincie, e Corti illustri,
Dove par che fortuna il nido serbe;
Ma fra liete speranze e sorti acerbe
Scorsi alfin come ogni pensier si frustri.
Or torno a te del folle ardir già scarco,
Non dell'aspro destin, che invan reprimo,
Di gir seguendo quella cieca al varco.
Ma se nuov'orme da te lungi imprimo,
Porto meco il desio col solo incarco
D'aver ultimo dì dov'ebbi il primo.