24 (470)
Signor, non già perché l'eterne e belle
Gioie tu doni a i puri spirti e santi,
O perché al regno de gli eterni pianti
Danna la tua giustizia alme rubelle,
Fia che tema o speranza a queste o a quelle
Opre rivolga i miei desiri erranti,
Né che affetto servil vincer si vanti
Alma simile a te, nata alle stelle.
Ma, di santa superbia acceso, il core
Ciò, che non piace a te, fugge sdegnato,
Per pugnar quanto può teco in amore.
Io bramo più di riamarti amato
Che l'acquisto del Cielo, ed ho in orrore
Più dell'istesso Inferno esserti ingrato.