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Tempo, o tu, che d'obblio col nero manto
Copri i bei fatti egregi,
Oscurando di gloria il più bel lume,
Or ben fia che ciascun t'onori e pregi,
Poiché ti mostri tanto
Cangiato dal tuo antico aspro costume,
Se a noi sulle canute agili piume
L'alma stagion ne adduci,
Che rinnovella le memorie antiche,
Quando le belle luci
Volger degnaro a noi le Muse amiche.
Io dico allor che Palla e l'eloquente
Messaggier del gran Giove
Scesero a fare il nostro suol felice,
Qui seminando una non vista altrove
Vaga Pianta ridente,
I cui vanti tutt'or Fama ridice.
Questa tanto profonda ha sua radice,
Che da gli Austri sicura
Stassi, e al gelo non cede; e 'l suo bel verde
Tanto de' nomi è in cura,
Che per fredda stagion foglia non perde.
Alla bell'ombra della nobil Pianta
Seggon le dotte Muse
E dell'auree Virtù l'amabil schiera;
E qui pur Febo a' sacri ingegni infuse
Ognor tal forza e tanta,
Che alzar'si arditi alla superna sfera:
Qui chiari spirti intesi a gloria vera
Fan pur anco soggiorno,
Che pel sentier d'onor fatti immortali
Dell'atra invidia a scorno
Voleran della fama un dì sull'ali.
Quindi del nome tuo sempre famoso
Andrà pieno ogni lido,
Bella Città, che sul Lamon risiedi.
E ben chiunque udranne il nobil grido
Vedrassi andar pensoso
Su' tuoi novelli onori, ond'altre eccedi;
Ché non già Roma in militari arredi
Sì gloriosa spande
Suo impero e nome in le più stranie parti,
Come te illustre e grande
Fan di Palla i bei studj e le bell'Arti.
Faenza mia, con menzogneri accenti
Io non adombro il vero,
Né parlo io, no, per altrui grato farmi.
Chi non sa qual su gli anni abbiano impero,
E come sol possenti
Sieno a dar vita a i nomi i sacri carmi?
Pianse il giovin Polleo, che già nell'armi
Fu così destro e forte;
Ch'empié l'Asia di stragi e di faville,
E invidiò la sorte
Della Meonia tromba al grande Achille.
Muse, voi dunque, dal cui cenno pende
La fama, e per cui viva
Sorge la gloria de' Toscani inchiostri;
Voi, per cui solo alto valor s'avviva,
Qualor ne' petti accende
Desio di lode alcun de' raggi vostri,
Deh, poiché in questi lieti giorni nostri
Sì memorandi esempj
Di virtù vera rinnovar vi piacque,
Fate eterni i bei tempi,
In cui l'antica in noi gloria rinacque.
Canzon, tu in mezzo al coro
Di sacri illustri spirti audace ir déi,
E non guardar che così rozza sei:
Il buon voler ti scusa.
“Costei de' suoi pensier'“ (dirà chi t'ode)
“Se tien gran parte chiusa,
Porta in fronte un desio, che merta lode.”