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Donna, è sol tua mercé ch'io sia qual sono;
E se 'l mio Amore alzò ver' te le penne,
Così nobile ardir fu sol tuo dono,
E la tua grazia i merti miei prevenne.
Me (ché per me nulla io potea) sovvenne
La virtù d'un tuo sguardo; e s'or ragiono
Cose degne di te, sol da te venne
La chiarezza alla mente, al labbro il suono.
Dunque, se quanto è in me tutto procede
Dalla tua grazia, e se pur d'essa effetto
Son quei merti, che suoi vanta mia fede,
Io, che ciò intendo, il tuo pietoso affetto,
Non qual condegna all'opre mie mercede,
Ma da te sol, qual nuova grazia, aspetto.