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Se 'l fato, il caso e la fortuna al mondo
regna, come tra noi par che sia mente
di chi dà lor dal corso umano il pregio,
che giova il senno e la prudenzia in terra?
Perché riman (se pur si trova) il caso,
vinto dal saggio, e 'l fato e l'aspra sorte?
Ahi quanto è l'uom dannato a estrema sorte,
che non puote veder che 'n questo mondo
potenzia di destin, forza di caso
soggiace sempre ad una desta mente,
dono del ciel, concesso a l'uomo in terra,
sol perch'egli abbia d'ogni cosa il pregio.
Sacro, santo immortale e divin pregio,
concesso a l'uom per superar la sorte
e dargli del divin, mentre egli è in terra,
cosa non vede occhio mortal nel mondo,
che retta esser non possa da la mente,
malgrado di chi pon destino e caso.
Però chi vaneggiando ascrive al caso
il tutto, od al destin dona ogni pregio,
dir si può senza ingegno e senza mente,
e merta esser in forza de la sorte
(s'ella forse non è un van nome al mondo),
per non levar giamai gli occhi da terra.
Bench'io sia chiuso in questa viva terra,
so che non vince noi destino o caso,
ma ch'un saggio veder governa il mondo,
talché rimane senza onore e pregio,
caso, necessità, destino o sorte,
appo il discorso d'una ferma mente.
E chi drizzerà gli occhi de la mente
a ciò che tra i mortali aviene in terra,
vedrà che può il saper più che la sorte,
e che vinto riman destino e caso,
da color c'han di sapienzia il pregio,
e regger sanno col giudicio il mondo.
Dunque nel mondo il dono de la mente
il pregio tiene, e tra noi regge in terra
fato, caso, destin, fortuna e sorte.