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By Auteur inconnu

O tenero Arbuscel, tardi nascesti:

L'orto mio quasi è incolto, in lui più raggio

Di Sol non luce, aura non spira i mesti

Fior' più a nutrir, benché rinverda il Maggio;

Ma venti ahimè sì impetuosi e infesti

Sorgono d'ogn'intorno a farli oltraggio,

Che temo alfin che un dì perisca, e resti

Campo inutile, vile, aspro, e selvaggio.

Pur ti vo' coltivar, verde Arbuscello,

Che se pari al desio non crescerai,

L'infecondo terren condanna e incolpa;

E se avvien che cresciuto, adorno, e bello

Anzi 'l tempo tu muoia, ah che morrai

Per voler del destin, non per mia colpa.