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Quand'io credea che in me gli ardori intensi
Fossero estinti, e ne gioiva il cuore,
Venne furtivo il pargoletto Amore
E raccese nel seno incendj immensi.
E acciò saggia ragion mai più non pensi
Ad ammorzare il ravvivato ardore,
L'empio in guardia vi pose il suo furore
In compagnia de' contumaci sensi;
E se morte talor vuol darmi vita,
Tosto porge il crudel breve ristoro,
Che dà vigore all'alma egra e smarrita.
Così scherza il Fanciul col mio martoro,
Che sol per suo piacer mi serba in vita,
Sicch'io vivo morendo, e pur non moro.