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Udite, colli e piani,
Valli profonde e rive,
Vestite ora d'erbette e pria di fiori;
Odan Fauni e Silvani,
Colle silvestri Dive,
Chiuse o ne' tronchi o tra' nativi umori;
Odan Ninfe e Pastori,
Ed oda ogn'altra cosa,
Cui noto è il dolce nome,
La man, gli occhi, e le chiome
Di Crinatea gentile ed amorosa,
Cui son noti i desiri,
Acansio, e i tuoi sospiri.
Dican, qualor miraro
La chiara alma beltade
Della tua Ninfa, o te ascoltar' cantando,
O mossi a paro a paro
Vidervi con pietade
Bei segreti d'Amor soli parlando,
Come udendo e mirando
Di nuova invidia e speme
Arsero ad ora ad ora,
E come ancor talora
Disser con dolce meraviglia insieme:
"Quando si vide innanti
Un simil par d'amanti?
Quando e mai Ninfa alcuna
Fu di costei più vaga,
E Pastor quando mai più fortunato?"
E ripetean ciascuno
Chiara per alta piaga
D'Amore istoria, o per giocondo stato.
Poscia l'acerbo fato
Vedean di Troia, ed arse
L'alte superbe mura,
E di sua rea sventura
Sconsolata pe' boschi Enon lagnarse;
E vedean anco Adone,
Un fior tra le corone.
Ma ben diversi eventi
Di voi, con altri auspici,
Presagian lieti avventurosi al fine,
E lor si fean presenti
I lunghi dì felici
E l'ore del gioire omai vicine.
Non pria cadran le brine
E seccheran le foglie,
Ch'ambo sarete giunti,
D'un stral medesmo punti,
A fin di vostre oneste ardenti voglie,
E fia cara e gradito
Sposa ella e tu marito.
Quante per questi boschi
Allora e per li prati
Sampogne e versi di Pastor' s'udranno!
A cui dagli antri foschi
Eco in suoi modi usati
E i verdi colli ognor risponderanno.
Quai l'amor canteranno,
Chi loderà la fede,
E chi il leggiadro aspetto,
Chi il viso, il collo, il petto,
E chi la bianca mano, e chi 'l bel piede,
Chi della Ninfa bella
La grazia e la favella.
E tu, più ch'altri, udrai,
Santo Imeneo, parole
Risonar di te degne ed onorate.
Tu rinnovellerai
Nell'aspettata prole
Degli Avi le virtudi alme e pregiate.
Per te la nostra etate
Risorgerà dal limo,
Vaga di nuove imprese,
E il nostro almo paese
Tornerà all'arti ed al valor suo primo:
Tai gli esempj e i consigli
Saran de' vostri figli.
Acansio, o rozza mia, prega a star lieto,
Ché non fu di Pastore
Mai più felice amore.