25 (431)
S'io potessi lassù poggiar con ale
Sciolte dalla volgare e cieca gente,
Ove giunge il tuo stil chiaro, immortale,
Lucina mio, or non sarei dolente.
Quella rigida Donna, a cui non cale
Di questa, che ho nel sen, facella ardente,
Ben mossa avrei; ma come amante vale
A ridir che 'n suo cor misero sente?
Tu dunque le mie gravi, antiche pene
Narrale tutte; tu, che le ritorte
Sai di Cupido, e in noi qual forza ei tiene.
E se nulla otterrà trista mia sorte,
Quella, che m'alimenta, infida spene
Perdendo, avrò la sospirata morte.