25 A malvolermi il vicinato ha preso

By Vittorio Betteloni

A malvolermi il vicinato ha preso

Per lo troppo girar ch'io fo qua intorno:

Ma ciò non guasta nulla;

Non me ne do neanche per inteso;

Girerò per l'appunto tutto il giorno,

Non è ver, mia fanciulla ?

State un poco a vedere! anzi di notte

Spesso ci vengo ancor, se l'ignorate;

Che se gli è per puntiglio

Non c'è nevi, non c'è piove dirotte,

Che faccian sì, che là non mivediate

O ch'io muti consiglio.

Vengo sovente a sera e passeggiando

Vado su e giù bel bello a capo basso:

Alla finestra miro

Della fanciulla mia di quando in quando;

Ma questa non si mostra; a lento passo,

Io mi rimetto in giro

Io penso pur com'ella stia cotanto

A metter fuori il suo leggiadro volto,

E pur con le parole

Fra me l'invito: " O bel visino santo,

Ad affacciarti ti ci vuol di molto,

Di molto ti ci vuole? "

Ben or qualcosa alla finestra ho inteso,

Certo mi par che udissi alcun romore,

E un fil di voce piove,

Pur mentre ascolto col respir sospeso,

Pianamente dall'alto sul mio core

Che tutto si commove.

Dice quel fil di voce piano piano:

"Vittorio, stavo rincalzando il letto

A mamma per l'appunto

Quando venir t'ho udito da lontano;

Conosco all'andatura il mio diletto,

Io non mi sbaglio punto.

E mamma a dire: - O bimba che ti piglia?

Donde codeste furie di finire

Ora ti son venute?… -

Poi si volta pel letto, e poi sbadiglia,

E mai e mai ch'ella voglia dormire….

Quante ce n'è volute!"

Questo ella dice, e alla finestra oscura

Posto in nera cornice un giglio pare;

Quella sembianza adorna,

Simile in buja notte a neve pura,

Candida a un tempo e luminosa appare;

Si direbbe che aggiorna.

Certo in mio sen, fanciulla, ogni qual tratto

Ch'io ti miro, la notte si dirada,

E un raggio si diffonde

Con un calor che di mollezza fatto,

Aprendosi tra polpe ed ossa strada

Di gioja mi confonde

Sulle spallette d'Arno io sto seduto,

Curva, o bella, tu sei sul davanzale:

D'amor ci s'intrattiene;

Spesso langue il mio dire; un lungo e muto

Entusïasmo arcano il cor m'assale,

Ch'estatico mi tiene.

Ci scorre accanto il fiume zitto, zitto,

E tutto tace, o son passi lontani

Od altro dubbio suono;

Quand'ecco tosto a noi venir diritto

S'ascoltan passi regolari e piani

Che guardie certo sono.

" Rose e vïole il letto ti diventi,

Addio, fanciulla mia, la buona notte!

Sogni vezzosi d'oro,

Dove chiudi i grand'occhi e t'addormenti,

A ordirti sul guancial vengano in frotte

I begli inganni loro!"