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Non già le porte del bifronte Giano
Ancor dischiuse al rio furor di Marte,
Né mille e mille vele all'aura sparte,
Che ingombran di terror l'ampio Oceano;
Non di tesor cieco desire e vano
O pur de' casi altrui vergate carte
Turban la pace, che in solinga parte
Lieto men godo, o prema il colle o 'l piano,
Mentre il canto gentil d'un augelletto
E 'l dolce mormorar d'un fonte chiaro
Formano a i sensi miei gradito oggetto;
Ma ben con modo inusitato e raro
Tutto condisce e turba il mio diletto
Solo d'Irene un pensier dolce, amaro.