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By Auteur inconnu

Cura forse immortale

Di gentil mano industre,

Picciol, ma verde, adorno, almo recinto:

O fortunato, quale

Non so se il chiaro illustre

Fu Eurota un tempo, o mai Parnaso o Cinto,

Non perché in te dipinto

Di mille egregj fiori

Rida il lieto terreno,

Né perché l'aer pieno

Spiri fragranza di celesti odori,

O perché vivan tante

In te felici e peregrine piante,

Ma perché vedi ognora

Il Pastorello e 'l senti,

Novellamente il crin di lauri adorno,

O che alla bianca Aurora,

Con mattutini accenti,

Venga gli Augelli a provocar d'intorno,

O che sul mezzo giorno,

Secur da' raggi, alberghi

Sotto amic'ombra accolto

D'alcun frondoso e folto

Arbuscel, cui la scorza intanto ei verghi,

O al tardo vespro, quando

In te ritorna a spaziar cantando.

Molli fioretti ed erbe,

Mentre d'Amor l'udite

In voce ragionar soave e mesta,

Io so che delle acerbe,

Antiche alte ferite

Pur gioconda memoria in voi si desta,

Quando non quella e questa

Piaggia, non fiume o stagno

Di voi s'ornava, o fonte,

Non piano, valle, o monte,

Ma qual eccelso Cavaliero e magno,

E qual serva d'Amore

Eri Ninfa leggiadra, e qual Pastore.

Deh, se omai l'ore estreme

Giungan di vostra pena,

Onde alla forma sua torni ogni stelo,

Venite tutti insieme

Da questa sede amena

A pregar meco le stagioni e il Cielo,

Perché non caldo o gielo,

Non tempestoso nembo

Mai questa parte offenda,

Ma si disgombri e scenda

Su i lati campi o d'Anfitrite in grembo,

E cacci in selva erranti

Le fiere e in mar gli arditi naviganti.

E tu, bel suolo eletto,

L'almo Pastor ringrazia,

Cui piacque ornarti e porre in te sua stanza.

Prega che quel perfetto

Cantar, che mai non sazia,

In te pur s'oda con perpetua usanza,

Tal che ho ferma speranza

Che qui Pastor' verranno

Da selve più remote

Alle famose note,

E te beato e lui spesso diranno,

Sedendo ov'ei s'assise

E baciando le scorze ov'ei le incise.

Poiché t'avrà il Pastor cortese udita,

Parti ratto e ti scosta,

Canzon mia, prego, né aspettar risposta.