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Darà fin presta morte al mio dolore,
o lungo corso di molti anni, Amore? - ore.
Odo una voce, Amore, del mio sono;
o tu sei qui mentr'il mio duol risono? - sono.
Invisibil tu dunque, Amor, sei meco,
ch'io non ti veggio e 'n lagrime m'accieco? - cieco.
Deggio sperar di mai vederti in lei,
che ne' boschi dal ciel tragge gli dei? - dei.
Fia dunque breve il duol che 'l pianto elice,
e mi lice sperar d'esser felice? - lice.
Ma quando, Amor? ché 'l viver m'è molesto
e come posso di morir m'appresto. - presto.
Qual fia presto soccorso al mio tormento
se mill'anni a gli amanti è un sol momento? - mento.
Bugiardo Amore, il mio duol prendi a gioco,
né t'incresce di lui molto né poco? - poco.
Dunque è pur ver ch'alquanto te n'incresca
o pur mostri pietà per ch'io l'accresca? - cresca.
Morrò se cresce, e fia rimedio al duolo
sol morte: al duol, ond'io me ne consolo. - solo.
Cresci tanto, mio duol, ch'io lasso pera,
poiché d'altra speranza il cor dispera. - spera.
Spererò dunque in mentitor fallace
che 'l falso o 'l meno dice e 'l più si tace? - tace.
Tace ov'io taccio, ed ov'io grido grida,
ed ora mi spaventa, ora m'affida. - fida.
Vaneggio certo; Amor non mi risponde,
ma venir può questa risposta altronde. - onde.
Questa è la voce mia che da me spira
ed Eco la rimanda e la raggira. - gira.
Eco di selve abitatrice errante,
prima di me tu fosti al mondo amante. - ante.
Or pietosa tu sei de l'altrui male,
vaga voce ne' boschi ed immortale? - tale.