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Vegio fra scogli in tempestoso mare,
Senza governo e lontan da ogni porto,
Conducta la mia nave a cui conforto,
Via né speranza sento al suo scampare.
L'arte, l'ingegno sentomi manchare,
L'ardir, la forza sì che invidia porto
A qualunque al suo fine ultimo è scorto.
Né pietà, né mercé posso sperare,
Però che acerbo, dispietato e forte
il mio nimico e io già lasso e stancho,
Sì ch'io non so se non piangere in carte.
Né trovo al mio soccorso altro che morte,
Senza cui ognhora mille volte mancho
Sol de dolor, da mi che mai si parte.