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By Alessandro Sforza

Vegio fra scogli in tempestoso mare,

Senza governo e lontan da ogni porto,

Conducta la mia nave a cui conforto,

Via né speranza sento al suo scampare.

L'arte, l'ingegno sentomi manchare,

L'ardir, la forza sì che invidia porto

A qualunque al suo fine ultimo è scorto.

Né pietà, né mercé posso sperare,

Però che acerbo, dispietato e forte

il mio nimico e io già lasso e stancho,

Sì ch'io non so se non piangere in carte.

Né trovo al mio soccorso altro che morte,

Senza cui ognhora mille volte mancho

Sol de dolor, da mi che mai si parte.