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Non posso far per tuo compassione,
ch'i' veggo inverso me che hai a usare;
fraile ingegno nol può ristorare
ma tu, discreta di mie discrezione.
Ché, s'io ho persa una consolazione,
ch'io te non perda nol voler negare.
Se 'l servo vuoi non s'abbia a disperare,
priego t'incresca di mie passione.
Finché mie vita non sarà privata,
giammai non cercherò altro signore
se non te, po' che quella è trapassata.
Liberamente t'ho donato il core,
perché sì virtudiosa t'ho trovata
ch'altro che te non sentirà mie 'more.
Vogliami tôr dolore
di non abbandonare il servo indegno,
ch'i' so che di risposta non son degno.
Non t'arecare a sdegno.
Questo segreto tien; quando l'hai letto,
straccialo presto e rifammi un sonetto.