26 (432)

By Auteur inconnu

Più volte il piè rivolgo in altra terra

Lungi da gli occhi, che mi negan pace;

Ma quella pur mi chiama all'aspra guerra,

Che nutre i miei martir', cura mordace.

Men fuggo in folte selve, ove si serra

Ombra che rasserena, orror che piace;

E tosto veggio quanto il pensier erra,

Se nel silenzio più l'alma si sface.

Torno nelle cittadi; ivi mi fiede

Crudo affanno vie più, poiché permesso

Non m'è sfogarlo, o 'l narro a chi nol crede.

Ahi che loco non v'è, dove concesso

Mi fia ristoro. Ovunque porto il piede,

Porto (misero me!) sempre me stesso.