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Più volte il piè rivolgo in altra terra
Lungi da gli occhi, che mi negan pace;
Ma quella pur mi chiama all'aspra guerra,
Che nutre i miei martir', cura mordace.
Men fuggo in folte selve, ove si serra
Ombra che rasserena, orror che piace;
E tosto veggio quanto il pensier erra,
Se nel silenzio più l'alma si sface.
Torno nelle cittadi; ivi mi fiede
Crudo affanno vie più, poiché permesso
Non m'è sfogarlo, o 'l narro a chi nol crede.
Ahi che loco non v'è, dove concesso
Mi fia ristoro. Ovunque porto il piede,
Porto (misero me!) sempre me stesso.