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Io già piantai degli anni miei sul fiore
Nel patrio suolo un ramoscel di Lauro,
E opportuno dal Cielo ebbe ristauro
Con rugiade e da me col mio sudore.
Crebbe la pianta, e al nome suo splendore
Arezia ne sperò dall'Indo al Mauro,
Ma il vulgo, che sol prezza e gemme ed auro,
Spregiò de i rami l'infecondo onore;
E l'empia invidia, che suo scorno e duolo
Maligna estima l'altrui gloria e vanto,
Affascinolla, ahimè, col guardo solo.
Fidalma, or tu, c'hai così dolce il canto,
Inaridita la vedrai nel suolo,
Se co' tuoi carmi non disfai l'incanto.