26 Ahimè di mal di fegato

By Vittorio Betteloni

Ahimè di mal di fegato

Io soffro pure spesso!

Per esempio, anche adesso

Uscii di pena,

Fanciulla, appena appena:

A tre giorni di letto

Questo mal m'ha costretto.

Or più del male,

Che sì spesso m'assale,

Noja mi dà la vecchia,

Che, con cura parecchia,

Al mio giaciglio,

E con pietoso ciglio,

Mi si affaccenda intorno

Pur quant'è lungo il giorno:

E m'è una fitta

Vederla sempre ritta,

Costà davanti al piede

Del letto, che mi chiede

Pur se sto meglio,

Quando appunto mi sveglio.

S'adopra a fin di bene,

Per levarmi di pene

La vecchia pia,

E scherno ed ironia

Le nutrica il mio petto

E non grazia nè affetto.

Oh certo nulla

Di tutto ciò, fanciulla,

Non sarebbe pertanto,

Se te al mio letto accanto

Aver potessi;

Se tu, nei tetri accessi

Della funesta bile,

D'infermiera gentile

Prendessi ufficio.

Già non v'è sacrificio -

Dal qual mi rifiutassi;

Purchè tu comandassi,

Tutto farei:

Dalle tue man berrei

Tossicate bevande,

Non prenderei vivande

Se tu lo vieti.

E mi parrebber lieti

Quei dì del mio tormento,

E non tre, ma trecento

Starei nel letto;

Torneriano a diletto

Il morbo e le tristezze;

Nè pensar che carezze

Non possa farti,

Nè pensare che amarti

Io non possa egualmente,

Perchè son sofferente:

Oh questo male

É davvero speciale!

Ha certi vezzi anch'egli,

Se vezzi ed occhi begli

Ha l'infermiera.

La doglia vien primiera

Che il destro fianco offende,

Ma gentile ti prende

E non ti strazia;

Lamenti che hanno grazia

Sulle labbra ti pone

E non urla t'impone,

Che ognun s'accori;

Poi vien l'insonnia e cori

Di drammatici sogni

Nel sopor breve, ed ogni

Altro sgomento;

Poi feral turbamento;

Di splendide amarezze,

D'eleganti tristezze

Un vel gentile,

E noja signorile,

E di nostra esistenza

L'epica insofferenza,

Il che è sublime

Spiegato in dolci rime

Ecco il morbo, fanciulla;

Amor vi si trastulla,

Non vi rifugge.

La musa in parte sugge

Anzi gli estri a tal riva;

Grazie molte deriva

Di qua il pensiero;

L'estro mio fatto invero

É di vario elemento,

Ma credo, e n'ho argomento,

Che queste cose,

Che sopra il verso espose

C'entrino per due parti:

L'estro mio per due quarti

É mal di fegato.