26 Ahimè di mal di fegato
Ahimè di mal di fegato
Io soffro pure spesso!
Per esempio, anche adesso
Uscii di pena,
Fanciulla, appena appena:
A tre giorni di letto
Questo mal m'ha costretto.
Or più del male,
Che sì spesso m'assale,
Noja mi dà la vecchia,
Che, con cura parecchia,
Al mio giaciglio,
E con pietoso ciglio,
Mi si affaccenda intorno
Pur quant'è lungo il giorno:
E m'è una fitta
Vederla sempre ritta,
Costà davanti al piede
Del letto, che mi chiede
Pur se sto meglio,
Quando appunto mi sveglio.
S'adopra a fin di bene,
Per levarmi di pene
La vecchia pia,
E scherno ed ironia
Le nutrica il mio petto
E non grazia nè affetto.
Oh certo nulla
Di tutto ciò, fanciulla,
Non sarebbe pertanto,
Se te al mio letto accanto
Aver potessi;
Se tu, nei tetri accessi
Della funesta bile,
D'infermiera gentile
Prendessi ufficio.
Già non v'è sacrificio -
Dal qual mi rifiutassi;
Purchè tu comandassi,
Tutto farei:
Dalle tue man berrei
Tossicate bevande,
Non prenderei vivande
Se tu lo vieti.
E mi parrebber lieti
Quei dì del mio tormento,
E non tre, ma trecento
Starei nel letto;
Torneriano a diletto
Il morbo e le tristezze;
Nè pensar che carezze
Non possa farti,
Nè pensare che amarti
Io non possa egualmente,
Perchè son sofferente:
Oh questo male
É davvero speciale!
Ha certi vezzi anch'egli,
Se vezzi ed occhi begli
Ha l'infermiera.
La doglia vien primiera
Che il destro fianco offende,
Ma gentile ti prende
E non ti strazia;
Lamenti che hanno grazia
Sulle labbra ti pone
E non urla t'impone,
Che ognun s'accori;
Poi vien l'insonnia e cori
Di drammatici sogni
Nel sopor breve, ed ogni
Altro sgomento;
Poi feral turbamento;
Di splendide amarezze,
D'eleganti tristezze
Un vel gentile,
E noja signorile,
E di nostra esistenza
L'epica insofferenza,
Il che è sublime
Spiegato in dolci rime
Ecco il morbo, fanciulla;
Amor vi si trastulla,
Non vi rifugge.
La musa in parte sugge
Anzi gli estri a tal riva;
Grazie molte deriva
Di qua il pensiero;
L'estro mio fatto invero
É di vario elemento,
Ma credo, e n'ho argomento,
Che queste cose,
Che sopra il verso espose
C'entrino per due parti:
L'estro mio per due quarti
É mal di fegato.