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Arcadia mia, col crin sparso ed incolto,
Mentre i tuoi piangi estinti illustri Eroi,
E, al duol, ch'entro il cuor serri, il fren disciolto,
Spargi pietosa i mesti accenti tuoi,
Se là, dove Misen giace sepolto,
Il guardo giri, il pianto asciuga, e poi
Mostra con più tranquillo allegro volto
Quanto il pianger Misen sia vano a noi.
Di' come ei vive e viverà immortale,
Tolto di mano alla seconda Morte
Da lei, che il nome suo porta sull'ale.
Di' quanto egli mai fosse e saggio e forte,
E a sé pur sempre e al suo gran sangue eguale:
Di' sì, che Roma il senta e si conforte.