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By Bernardo Tasso

Ombre fresche e secrete

che 'n questa verde riva,

qualor Febo più caldo il giorno apriva,

qualor più ardente sete

avea del pino il tronco e de l' abete,

nel dilettoso seno

de l' erbe tenerelle,

che sembravano un ciel sparso di stelle,

mi feste un letto ameno

di quanti vaghi fiori ha Gnido pieno,

poi che la mia compagna

piena d' onesta brama

mi chiama altrove sospirosa e grama,

e di bel pianto bagna

di Pausilippo il colle e la campagna,

io me ne vado, e 'l Cielo

priego che vi difenda

sì che non possa mai squarciar la benda

né 'l vostro ombroso velo

coi raggi acuti il gran Signor di Delo.

Guardate integra quella

che con tal magistero

immagine depinse il mio pensiero,

sì ch' orrida procella

non la consumi di maligna stella,

che non fece giamai

di spirito gentile

penello alcun pittura a lei simile,

da che del sole i rai

i diletti mirar del mondo e i guai.

Erbette da l' umore

de' miseri occhi mei

rigate il giorno cinque volte e sei,

che stillava dal core

casto amor, pietà santa, empio dolore,

memoria ognor serbate

de la mia bella Donna

che depinta vi lascio in treccia e 'n gonna,

di sì rara beltate

che avanza le presenti e le passate;

e voi, schietti arbuscelli,

che con le belle braccia

m' ascondeste del sol l' ardente faccia

mentre pingeva quelli

occhi vie più di lui lucidi e belli,

se non è tronco o ramo

vostro dove non sia

impresso il nome de la Donna mia,

di quella ch' ognor bramo

e più che questa luce apprezzo et amo,

conservatelo vivo,

e cresca ognor con voi

sì che lo legga ognun mille anni e poi

che verr' a questo rivo

a passar l' ore del calore estivo;

ruscel vago e corrente,

che serpi fra quest' erbe

e mormorando con querele acerbe

porti l' acqua lucente

assai più fresca che pruina algente,

se turbai qualche volta

col caldo pianto amaro

l' onde del corno tuo picciolo e chiaro,

mentre che pena molta

tenea la speme mia chiusa e sepolta,

perdona al mio tormento

la colpa, e vivi lieto

andando al corso tuo puro e quieto,

col tuo lucido argento

più bel facendo il liquido elemento.

Ecco che parto, e porto

di voi nel core anch' io

dolce memoria, erbe, ombre, arbori e rio,

per trovar qualche porto

dopo tanto solcar fallace e torto

e tempestoso flutto

de le speranze umane

più ch' un lieve Aquilon fugaci e vane,

perduto avendo tutto

de le fatiche mie ch' io colsi il frutto.