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Finché il governo di mia debil nave
Se l'ebbe Amor, che a' miei pensier' fu duce,
Non apparse giammai raggio di luce
Che fesse il navigar dolce o men grave.
Orché della ragion freno soave
La regge, in porto pur si riconduce,
E sebben merce ria più non conduce,
Le scampate tempeste ancora pave.
E pur fra' miei pensieri ascolto un grido,
Che a scior novellamente dà conforto
Alla mia nave dal sicuro lido.
Deh, mio Signor, l'affonda ora ch'è in porto,
Pria che torni a solcar quel mare infido,
Che, tua mercé, non mi ha finora assorto.