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Piangea Madonna il mio Signor estinto,
sopresa da martir gravoso e forte,
dure leggi del ciel maligne e torte.
Non vide unquanco un sì bel pianto il sole
che gira l'universo,
né sentì mai così dolci parole.
Pioggia d'argento terso
o di cristal purissimo lucente,
di quella vaga luce
che ne i begli occhi di Madonna luce,
scendea sopra quei gigli e quelle rose,
che veston altamente
entro il bel viso due guanze amorose,
fatte per doglia palidette e smorte;
e rompean i sospir le voci accorte.
Facea vera pietà, vero dolore
(come ciascun s'avide)
bagnar nel volto a lei di pianto Amore,
onde bramò chi vide,
per pianger così ben, di pianger sempre,
e destinorno assai
doppo un pianto sì bel non pianger mai.
Lagrimando dicea, tinta nel volto
di duol, che 'l cor distempre:
– Ogni mio ben, crudel Morte, m'hai tolto.
Ohimé, chi fia che mai levi o conforte
l'alta mia doglia in ch'io non ho consorte? –.
Qualunque a tal pietà ritenne il lutto,
certo è ben per inanzi
d'aver sempre in sua vita il viso asciutto;
ch'altra non fia che avanzi
questa, onde tutti si meravigliaro
color ch' eran presenti,
ch' a sì pietosi e sì dolci lamenti
il mio Signor non ritornasse vivo.
Ma se questo riparo
non giovò, poi ch'ei fu de vita privo,
perché non pianse pria, maligna sorte,
per veder s'esser può pietosa Morte?