267

By Michelangelo Buonarroti

I' sto rinchiuso come la midolla

da la sua scorza, qua pover e solo,

come spirto legato in un'ampolla;

e la mia scura tomba è picciol volo,

dov'è Aragn' e mill'opre e lavoranti,

e fan di lor filando fusaiuolo.

D'intorn'a l'uscio ho mete di giganti,

ché chi mangi'uva o ha presa medicina

non vanno altrove a cacar tutti quanti.

I' ho 'mparato a conoscer l'orina

e la cannella ond'esce, per quei fessi

che 'nanzi dì mi chiamon la mattina.

Gatti, carogne, canterelli o cessi,

chi n'ha per masserizi' o men vïaggio

non vïen a mutarmi mai senz'essi.

L'anima mia dal corpo ha tal vantaggio,

che se stasat' allentasse l'odore,

seco non la terre' 'l pan e 'l formaggio.

La toss' e 'l freddo il tien sol che non more;

se la non esce per l'uscio di sotto,

per bocca il fiato a pen' uscir può fore.

Dilombato, crepato, infranto e rotto

son già per le fatiche, e l'osteria

è morte, dov'io viv' e mangio a scotto.

La mia allegrezz' è la maninconia,

e 'l mio riposo son questi disagi:

che chi cerca il malanno, Dio gliel dia.

Chi mi vedess' a la festa de' Magi

sarebbe buono; e più, se la mia casa

vedessi qua fra sì ricchi palagi.

Fiamma d'amor nel cor non m'è rimasa;

se 'l maggior caccia sempre il minor duolo,

di penne l'alma ho ben tarpata e rasa.

Io tengo un calabron in un orciuolo,

in un sacco di cuoio ossa e capresti,

tre pilole di pece in un bocciuolo.

Gli occhi di biffa macinati e pesti,

i denti come tasti di stormento

c'al moto lor la voce suoni e resti.

La faccia mia ha forma di spavento;

i panni da cacciar, senz'altro telo,

dal seme senza pioggia i corbi al vento.

Mi cova in un orecchio un ragnatelo,

ne l'altro canta un grillo tutta notte;

né dormo e russ'al catarroso anelo.

Amor, le muse e le fiorite grotte,

mie scombiccheri, a' cemboli, a' cartocci,

agli osti, a' cessi, a' chiassi son condotte.

Che giova voler far tanti bambocci,

se m'han condotto al fin, come colui

che passò 'l mar e poi affogò ne' mocci?

L'arte pregiata, ov'alcun tempo fui

di tant'opinïon, mi rec'a questo,

povero, vecchio e servo in forz' altrui,

ch'i' son disfatto, s'i' non muoio presto.